Sicurezza, Jonathan Vaughters lancia l’allarme dopo la morte di Finlay Tarling: “Il numero di gare minori a cui ho assistito dove ci sono auto sul percorso è incredibile, non ci fidiamo”

Jonathan Vaughters chiede maggior sicurezza nelle corse ciclistiche dopo la tragedia di Finlay Tarling al Giro del Portogallo 2026. Il decesso del 19enne dell’NSN Development Team, vittima di un incidente con un furgoncino immessosi sul percorso di gara durante l’ottava frazione della corsa lusitana, ha riportato ancora una volta la questione sicurezza al centro del dibattito, in particolare in certi eventi. In un’intervista a BBC Sport, infatti, il general manager della EF Education-EasyPost ha sottolineato come, a causa soprattutto di un budget inferiore a quello delle gare più importanti, le corse minori non sempre riescono a garantire la messa in sicurezza e un controllo di tutto il percorso, cosa che può quindi provocare dei potenziali pericoli per i corridori.

Il Tour de France chiude le strade molte ore prima dell’inizio dell’evento – ha dichiarato Vaughters – C’è un gendarme a ogni incrocio a T. Una transenna a ogni incrocio a T. Come squadra, ci fidiamo di gare come il Tour de France, ma non ci fidiamo delle gare minori. Il numero di gare minori a cui ho assistito in cui ci sono auto sul percorso è incredibile“.

Spesso, in questi eventi minori il traffico viene temporaneamente interrotto e le strade vengono chiuse solo pochi minuti (e, talvolta, anche secondi) prima del passaggio della corsa, ma nel caso di una situazione di gara con più gruppi separati gli automobilisti potrebbero pensare che la strada sia libera dopo il passaggio del gruppo principale, con il rischio quindi che alcuni corridori attardati si ritrovino in mezzo al traffico: “La gente pensa: ‘La gara è finita, sono libero di tornare sulla strada’. Non credo che le chiusure a rotazione funzionino molto bene“.

Ci sono state troppe gare di questo livello che presentano esattamente lo stesso problema“, ha aggiunto Vaughters, che nel caso della morte di Tarling non attribuisce tutta la responsabilità agli organizzatori del Giro del Portogallo: “In questo caso si è trattato semplicemente di una terribile sfortuna. Avrebbe potuto succedere in qualsiasi altra gara“.

Al contrario, il general manager della EF se la prende soprattutto con gli organi di governo del ciclismo: “Ciò che proprio non mi piace è questa mentalità diffusa tra figure di grande potere nel mondo del ciclismo, secondo cui ‘Cosa si può fare? A volte le auto finiscono semplicemente sulla strada, fa parte dello sport su strade aperte’. Non è vero. È una cosa che si può evitare“.

“I costi sono enormi, gli organizzatori stanno davvero facendo fatica. Se costringi le squadre a lottare per i punti in questa gara, allora faresti bene ad assicurarti che l’evento sia all’altezza degli standard. Sono stanco che gli organi di governo di questo sport introducano modifiche su questioni insignificanti e ridicole“, ha concluso il 53enne statunitense.

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